Excursus storico e classificazione del serial killer

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Il termine serial killer ha una storia relativamente recente ed è dagli anni Cinquanta che i ricercatori hanno cominciato a distinguere le varie forme di omicidio. È il criminologo James Reinhardt, in un suo libro del 1957, “Sex Perversion and Sex Crime”, ad utilizzare per primo la definizione di “chain killer” per indicare l’assassino che lascia dietro di sé una catena di omicidi. Alcuni anni più tardi, nel 1966, Jhon Brophy, studioso inglese, identifica lo stesso fenomeno con il termine “serial murder”, definizione ripresa dallo psichiatra forense Donald Lunde circa dieci anni dopo. Nel 1988 il National Instiute of Justice statunitense elabora una prima descrizione di ciò che, in concreto, si intende per omicidio seriale, ovvero “l’uccisione di una serie di due o più soggetti, attraverso delitti separati e commessi generalmente, ma non sempre, da un unico autore”.

I crimini possono essere attuati con un intervallo di tempo che varia da poche ore a molti anni, e il movente va ricercato nella gratificazione di un bisogno psicologico profondo dell’assassino. Le caratteristiche della scena del crimine, il comportamento dell’omicida, il rapporto con la vittima e le violenze agite su di essa riflettono le componenti sadiche e sessuali dell’autore.

Il concetto di raffreddamento emozionale permette di comprendere come l’assassino seriale sia un predatore soggetto a un ciclo, che inizia con una progressiva eccitazione, si muove dalla preparazione dell’evento in forma di fantasia sino alla sua realizzazione, e si conclude con un momento, successivo al delitto, di detensione, di scarico emozionale. Può essere un periodo di durata variabile, a cui fa seguito il nuovo imporsi di una fantasia sadica, di una fase di progettazione, di identificazione della vittima, di appostamento, di pedinamento, cattura, morte.

Negli ultimi anni, anche l’unità specializzata dell’FBI si è allineata alla commissione del National Institute of Justice, nel ritenere sufficienti due vittime e non più tre per poter parlare di serialità omicida.

Con il termine “mass murder”, traducibile con “omicidio di massa”, gli esperti dell’FBI identificano l’uccisione di quattro o più persone da parte di uno o più autori, nel corso di un unico evento che si realizzi nel medesimo luogo.

La necessità di classificare ha condotto poi il Federal Bureau a distinguere due sottocategorie, proponendo definizioni che sembrano il segno di un involontario quanto macabro umorismo: il <<family>> e il <<classic>>. Ma, sia che il responsabile colpisca vittime legate da vincoli di parentela oppure no, il mass murder solitamente non impegna il detective in un lavoro importante di investigazione. La strage, infatti, si conclude di solito con il suicidio dell’autore, oppure si espone scopertamente ai colpi delle forze di polizia. Il movente va ricercato in una frustrazione subita, nei sentimenti di vendetta a lungo covati verso chi viene considerato un ingiusto e ingiustificato persecutore; importa poco se nella realtà non ci sia mai stata prevaricazione, umiliazione, torto, e se, invece, ogni elemento faccia parte del delirio paranoico di una mente malata.

Lo spree killer, invece, si ricerca in una figura di omicida compulsivo, colpisce a morte più vittime, in due o più luoghi differenti.

Le aggressioni tuttavia, fanno parte di un unico evento: l’assassino uccide ripetutamente, senza che vi sia un momento di raffreddamento emozionale, tutto diviene parte di un singolo, prolungato momento distruttivo.

Lo spree killer non maschera il proprio rituale di sangue, non si nasconde, non occulta; si muove anzi in una sorta di clamorosa sfida, che lo conduce spesso alla morte non di rado ricercata. È possibile in alcuni casi immaginare come la prima e più importante spinta che condurrà alla strage sia proprio la ricerca dell’annientamento personale. La fine: un suicidio, oppure un conflitto a fuoco altrettanto suicida. Ma non sempre gli avvenimenti seguono questo destino.

L’analisi della personalità, della vita, dell’infanzia, delle relazioni sociali, delle preferenze e dei rapporti con la famiglia è fondamentale per capire la personalità del serial killer e il movente per il quale esso agisce. Anche l’analisi attenta della scena del crimine è di fondamentale importanza, in quanto da essa si ricavano informazioni utili per stilare un profilo sulla modalità di agire propria del serial killer in considerazione.

Holmes & Holmes classifica, quindi, i serial killer distinguendoli in:

  • Serial Killer Allucinato, un soggetto psicotico mosso da motivazioni prettamente interne, che soffre di un grave distacco dalla realtà e seleziona le sue vittime con modalità casuale, senza avere degli standard predefiniti; nel momento in cui compie il delitto, si focalizza sull’atto e tende ad uccidere quasi subito. Il serial killer allucinato è stanziale, vive vicino al luogo in cui aggredisce le sue vittime o in cui le adesca.
  • Serial Killer Missionario, un soggetto mosso da motivazioni psicologiche interne, che sceglie delle vittime casuali da lui ritenute e giudicate non degne. Il missionario, durante il delitto, si focalizza sull’atto e agisce in modo pianificato ed organizzato, scegliendo come luogo del delitto lo stesso luogo di aggressione e adescamento.
  • Serial Killer Edonista orientato al piacere sessuale, l’edonismo è inteso come una serie di atti aggressivi volti a procurarsi piacere, fra cui il sesso è una componente fondamentale. L’edonista è spinto da motivazioni che scaturiscono da un bisogno interiore di uccidere. Durante l’atto, questa tipologia di serial killer tortura le vittime e cerca un soddisfacimento sessuale, stuprandole sia da vive che da morte (atti di necrofilia). Nello schema comportamentale c’è un rituale specifico, le sue vittime devono avere caratteristiche per lui attraenti, in particolare caratteristiche fisiche. Sceglie scene del crimine sempre diverse sia per depistare le indagini, che per ricercare la vittima adatta ai suoi standard.
  • Serial Killer Edonista che ricerca il brivido, egli cerca la gratificazione sessuale e per farlo ha bisogno che la sua vittima rimanga in vita affinché si renda conto del degrado che piano piano subisce. È spinto da motivazioni interne, produce atti protratti e prolungati, fin ad arrivare all’uccisione della vittima di cui, giunto a quel punto, se ne disinteressa completamente. Non esiste alcuna relazione precedente con la vittima, la tortura prima che muoia (senza atti di necrofilia) e prova piacere nell’infliggere queste torture e nel vedere soffrire la vittima stessa. Durante l’atto del crimine, dà sfogo a fantasie strane e al controllo della vittima, è un serial killer organizzato e pianificato. Si sbarazza del corpo in un luogo diverso da quello dell’adescamento e della tortura e, se lo posiziona in un luogo esposto, ha l’obiettivo di farlo trovare.
  • Serial Killer Edonista che uccide per tornaconto personale, è una persona sociopatica, che sceglie la vittima conosciuta o estranea, è mosso da motivazioni esterne legate al proprio interesse, al denaro e ai guadagni economici, agli incentivi materiali. L’omicidio è il mezzo per raggiungere il fine, che ottiene focalizzandosi sull’atto, pianificandolo ed organizzandolo, rimanendo stanziale. A questa tipologia di serial killer appartengono soprattutto le donne.
  • Serial Killer orientato al controllo e al dominio della vittima, è una persona sveglia e intelligente, che tende ad affascinare prima di rivelarsi pericolosa, infatti è considerata la figura di serial killer più letale. Ha una fantasia profonda, prende gratificazione dallo stato di dominio e di controllo sulla vittima, agisce attraverso la manipolazione psicologica. È un nomade che seleziona le vittime ma senza conoscerle, è mosso da motivazioni interne. Ha un metodo ben organizzato, trae soddisfacimento dall’atto di uccisione. Si muove attraverso cinque fasi, la fantasia, la caccia, il rapimento, l’uccisione e l’abbandono del cadavere. Maggiore è il rischio che corre il serial killer, maggiore sarà il brivido che proverà.

Un’altra tipologia di serial killer è quella del serial killer al femminile, che ha caratteristiche e modalità di agire precise. La donna serial killer uccide per relazioni infelici, per tornaconto personale, per motivi di appartenenza a culti, per motivazioni interiori legate al sesso, all’abbandono o alla vendetta. Spesso, la donna sceglie come scena del crimine la propria casa. Questa tipologia di serial killer può  riguardare  donne  allucinate, edoniste, orientate al controllo e al dominio della vittima; talvolta uccidono per discepolato.

FONTI:

  • Libro “Serial Killer: storie di ossessione omicida”, di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi;
  • Manuale “Crime Classification Manual. Un sistema standardizzato per indagare e classificare i crimini violenti”, Jhon E. Douglas, Ann W. Burgess, Allen G. Burgess, Robert K. Ressler; a cura di Massimo Picozzi.

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